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La regione mediterranea è un’area in cui le criticità moderne appaiono particolarmente esasperate, determinando dinamiche che allontanano dalle comunità che la abitano il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile. Diverse tendenze di carattere ambientale, sociale ed economico contribuiscono a determinare questo quadro.

Author / translator Francesca Alvisi

La regione mediterranea è un’area in cui le criticità moderne appaiono particolarmente esasperate, determinando dinamiche che allontanano dalle comunità che la abitano il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile. Diverse tendenze di carattere ambientale, sociale ed economico contribuiscono a determinare questo quadro. Tra queste vi sono la disparità socio-economica tra le sponde settentrionale e meridionale, la crescente vulnerabilità ai rischi naturali, l’invecchiamento della popolazione sulla sponda settentrionale, la disoccupazione del Sud, la lentezza imprenditoriale ad adeguarsi alle nuove sfide. L’eccessivo sfruttamento di risorse rinnovabili (acqua, suolo e pesca) e non rinnovabili (combustibili e minerali) costituisce un ostacolo sia per lo sviluppo economico sia per il miglioramento della qualità della vita. Queste tendenze, aggravate dai processi di globalizzazione, hanno come conseguenza lo sviluppo di forti tensioni sociali e, soprattutto, il diffuso stato di degrado ambientale. A tutto ciò si aggiunge l’emergenza del cambiamento climatico, destinata a determinare un aumento della pressione delle popolazioni africane sul Mediterraneo, già colpito da desertificazione su 30 milioni di ettari lungo le coste. Il degrado dell’ecosistema marino e lo sfruttamento irrazionale delle sue risorse sono state quindi anche la conseguenza di una richiesta crescente di spazio, cibo e materie prime.

Created 29 October 2012
Last edited 7 August 2018
Topics Economy, Politics

Policy positions

Policy position 1

Devono prevalere le priorità nazionali che devono comprendere lo sviluppo economico e il soddisfacimento dei bisogni della popolazione per garantire cibo e benessere a tutti. La crisi economica in atto non ci permette di fare scelte ‘green’ perché troppo costose per la società.

Policy position 2

L'impegno di ogni abitante del bacino Mediterraneo e dei suoi milioni di visitatori, per un maggiore rispetto per l'ambiente e la volontà di integrare questo senso nella loro vita quotidiana dovrebbe essere promosso dal basso, dai singoli cittadini. L'obiettivo dovrebbe essere non solo di cambiare gli atteggiamenti, ma anche di motivare ogni persona ad agire in maniera responsabile e sostenibile per la salvaguardia dell'ambiente mediterraneo.

Policy position 3

I governi nazionali dovrebbero offrire aiuti finanziari e riduzioni fiscali alle imprese se vogliono incrementare lo sviluppo di nuove tecnologie, migliorare l’efficienza dei trasporti, ridurre l’erosione delle coste e dei suoli e il supersfruttamento delle risorse come la pesca e l’acqua.

Policy position 4

Le popolazioni e gli stati devono prendere atto dei cambiamenti ed aumentare la capacità delle nostre comunità di sopportarli e affrontarli. I governi dovrebbero quindi investire di più per promuovere la ricerca avanzata al fine di migliorare la conoscenza dei fenomeni, la capacità di previsione e lo sviluppo di tecnologie pulite a tutti i livelli, garantire standard di gestione e utilizzo delle risorse sempre più elevati ed efficienti.

Story cards

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Il mio nome è Peppino Liciulli e sono uno dei tanti piccoli pescatori pugliesi. Già dagli anni novanta, io e i miei colleghi abbiamo avvertito una diminuzione del pesce nella zona dove peschiamo e per di più le aree dove c’erano più pesci sono diventate Parco Marino e ci hanno vietato di andarvi. Però cinque anni fa ci siamo riuniti tra pescatori, ente gestore del parco e regione ed abbiamo trovato un accordo: noi pescatori possiamo pescare in alcune zone del parco, ma solo in periodi prestabiliti e con tecniche di pesca poco impattanti (come ad esempio reti corte ed a maglie larghe). Il risultato di questo accordo è che oggi peschiamo molti più pesci e di taglia maggiore e insieme siamo riusciti a mantenere le nostre tradizioni culturali e a salvaguardare la biodiversità.

Sperimentare la pesca sostenibile
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Mi chiamo Manuela Amato e ho 62 anni. Sono proprietaria di uno stabilimento balneare sulla spiaggia di Ostia, aperto solo in estate, con un annesso ristorante nella zona dove prima c’erano le dune che invece è aperto tutto l’anno. Da più di 20 anni, tutti gli inverni devono spendere grossa parte dei miei guadagni per pagare una ruspa che crei cumuli di sabbia davanti al lido in modo che non si allaghino tutti i locali ogni volta che c’è una mareggiata. Con tutti i soldi che ho speso per fare queste opere adesso mi sarei potuta comprare anche un secondo stabilimento. Vorrei che l’amministrazione pubblica si prendesse in carico parte di queste spese, visto che la mia attività crea reddito, posti di lavoro e attira i turisti nella zona.

I costi della gestione ambientale
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Mi chiamo Yvette Mercier e sono stata eletta da un paio di anni assessore regionale al turismo in una regione del sud della Francia. Da quando ho iniziato il mio mandato, io ed il mio staff ci stiamo concentrando sulla realizzazione di nuovi porticcioli per l’attracco di piccole barche a motore e a vela e sul potenziamento delle strutture esistenti. Credo, infatti, che creando un sistema continuo di infrastrutture portuali lungo le coste della mia regione si possa intensificare il turismo, visto che le principali attrattive del territorio di mia competenza sono proprio la balneazione, il turismo a vela e le immersioni subacquee.

Turismo a tutti i costi?
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Sono Jorge Jimenez, ho 39 anni e sono un ricercatore scientifico spagnolo che si occupa, ormai da 10 anni, principalmente di aree costiere. In particolare, cerco di stabilire quale sia l’evoluzione dei sistemi litoranei, valutandone eventualmente l’entità dell’erosione e i possibili rischi legati all’urbanizzazione. Quindi, prendo in considerazione diversi parametri quali l’innalzamento del livello del mare, la variazione del regime meteo-marino e dell’intensità delle precipitazioni e molto altro. Ad oggi, però, nonostante il mio lavoro sia fondamentale per una corretta pianificazione territoriale, mi sono reso conto che gli amministratori locali di molte regioni costiere in Spagna non tengono affatto conto di questi dati scientifici e spesso non hanno nemmeno un consulente esperto in questo settore nel loro staff.

Ricerca e governance
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Mi chiamo Mohamed Fezzàn, sono un importante imprenditore della pesca egiziano e ho una flotta di pescherecci. Da qualche anno le nostre reti sono sempre più vuote, il pesce è diminuito e quando andiamo a pesca sempre più spesso raccogliamo reti piene di meduse. Ho sentito in televisione che i cambiamenti climatici stanno provocando l’aumento della temperatura del mare e che questo altera gli equilibri tra le specie che lo popolano. L’aumento delle meduse potrebbe essere favorito dalla diminuzione dei pesci che le mangiavano. Forse è così… io so solo che il mare non ha più il colore e l’odore di un tempo. La vita in mare è dura e noi siamo costretti a spingerci sempre più a largo per pescare e questo ci porta ad aumentare i costi del carburante e sconfinare in acque internazionali.

A pesca di meduse
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Sono Yannis Kiriakopoulos e da quando sono nato, nel 1953, vivo in un piccolo paese sul mare in Grecia. Mai rinuncerei al mare, all’odore della sua salsedine, al suo colore vivo durante le giornate terse, ai tramonti cristallini riflessi su di esso, al sedersi sugli scogli ascoltando la sua voce, a strimpellare una chitarra in spiaggia la sera con gli amici, ad una cena al lume di candela su di una terrazza di una trattoria sul mare, a tutti i meravigliosi organismi marini che nasconde nelle sue profondità, alla rabbia espressa dalle sue onde in burrasca … Negli ultimi dieci anni ho notato che molti torrenti della zona restano in secca per periodi di tempo sempre più lunghi rispetto a quando ero ragazzo, che tratti di spiaggia bellissimi sono scomparsi e che nel mare ci sono pesci tropicali mai visti prima che stanno prendendo il posto dei pesci che eravamo abituati a vedere ed apprezzare. Vorrei capire cosa posso fare per far tornare le cose come prima.

C’era una volta il mare..
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Mi chiamo Ismael Anur e ho 48 anni. Sono il proprietario di un’importante impresa di trasporti navali in Turchia. Da un po’ di anni sono in rosso con la mia impresa e questo perché sono preso nella morsa del continuo rincaro del prezzo del carburante cui segue una costante diminuzione dei passeggeri che prendono le mie navi per raggiungere le isole del nostro Mediterraneo. A questa situazione consegue chiaramente un minor turismo nelle stesse isole ed un minor ricavo da parte del sottoscritto. Non so più che fare. Sono tentato di vendere le navi e mettermi nel settore dei trasporti aerei che sembrano godere di miglior salute.

Trasporto marittimo in crisi
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Mi chiamo Michela Giannuzzi. Sono una dirigente ARPA e da qualche giorno non faccio che leggere e rileggere le analisi chimiche di campioni di acqua di una delle più famose e redditizie aree costiere italiane. Purtroppo alcuni dei parametri superano, già da un po’, i limiti di legge per una balneazione sicura. Chiudere quest’area ai bagnanti comporterebbe una perdita economica notevole per tutti gli operatori turistici della zona, ma non farlo… Domani è il gran giorno: Arpa, Ministero dell’Ambiente, comuni, province e regioni coinvolte ci riuniremo per trovare una soluzione.

Scelte difficili
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Mi chiamo Abdel Aziz e sono un politico che vive a Beirut, la più grande area metropolitana del Libano. Uno dei problemi più gravi che abbiamo è la carenza di acqua potabile. La popolazione è in aumento, in risposta al turismo e allo sviluppo industriale, ma l’acqua è disponibile solo in modo intermittente in molte aree. Durante i periodi di carenza idrica, l'acqua viene estratta da pozzi privati o acquistata da venditori non autorizzati aumentando il rischio di contaminazione microbica. Inoltre, non ci sono servizi sufficienti di trattamento e depurazione delle acque di scarico e queste vengono scaricare nei fossi e in mare spesso senza trattamento. Sarebbe necessario fare investimenti per migliorare entrambi i servizi, ma sono provvedimenti che richiedono scelte importanti e costose e le ricadute positive si vedranno solo nell’arco del lungo periodo. Il mio mandato scade tra un anno e non sono sicuro che il mio elettorato premierebbe delle scelte di cui non può vedere il risultato immediato.

Acqua e servizi per la città
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Sono Philip Kupp, un tour operator statunitense di 30 anni. Ho sempre guardato con meraviglia l’Italia dove arte e natura eccellono. Ed è per questo che ho deciso di costruire il mio villaggio turistico in un tratto di costa italiana con una splendida spiaggia bordata da una fresca pineta, all’interno della quale si potrebbero promuovere numerose attività del villaggio. Purtroppo però mi è stato sconsigliato come investimento viste le previsioni di innalzamento del livello del mare, l’inasprimento dei fenomeni meteorologici e la relativa assenza di una gestione integrata che aiuti lo sviluppo delle zone costiere ma preservandone le bellezze naturali.

Investire o no sul Mediterraneo?
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Mi chiamo Federica Aggiotto e faccio la volontaria in un centro di aiuto ai senza tetto in Campania, soprattutto migranti africani. Parlando con alcuni volontari che hanno avuto esperienze di cooperazione internazionale, mi sono convinta che lo sviluppo tecnologico, gli stili di vita, le scelte socio-economiche non possano essere imposti sul modello del mondo occidentale. Per questo, penso che ogni realtà economica e sociale debba potersi sviluppare in modo autonomo, senza troppe interferenze esterne, anche recuperando modelli di organizzazione sociale e produttiva tradizionale, specie nelle attività artigianali e legate al territorio. Secondo me è questo il vero significato dello sviluppo sostenibile.

Nuovi modelli di sviluppo
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Sono Faizah Moussef, biologa marina marocchina, vivo a Casablanca e studio il comportamento delle popolazioni di grandi pesci pelagici del Mediterraneo. I dati scientifici dicono che questi animali, e in particolare il tonno rosso, si trovano in una situazione critica perché la quantità degli adulti di tonno rosso in età riproduttiva si trova ad affrontare un grave rischio di esaurimento. I pesci spada sono soggetti a grandi quantità di cattura di novellame, e si rende necessaria un'azione tempestiva per controllare questa pratica di pesca. Tutti i paesi debbono adottare programmi, azioni e misure tali da minimizzare le conseguenze negative che si profilano. Alcuni, lo stanno già facendo. Il problema resterà per i paesi poveri, che già oggi sono tra i più colpiti dall’impatto dei cambiamenti climatici nel Mediterraneo.

Servono misure di protezione ambientale

INFO CARDSISSUE CARDS

Quali conseguenze del riscaldamento per il mare?

Il mare più caldo non è per forza una cosa negativa, magari fra qualche anno si potrebbe fare il bagno anche d’inverno ed il turismo potrebbe trarre vantaggio dal prolungamento della stagione balneare.

Dobbiamo limitare l’impatto ambientale del turismo?

Siamo in un periodo di crisi economica e controllare e/o diminuire il flusso turistico per diminuire la pressione antropica sulle risorse naturali non è ad oggi la priorità per i paesi del Mediterraneo. Sei d’accordo con questa affermazione?

Meglio vietare o meglio educare?

Multare qualcuno perché ha gettato una sigaretta in mare o un sacchetto di spazzatura potrebbe non essere la soluzione: basterebbe farlo senza farsi vedere. Si dovrebbe puntare di più sull’educazione ambientale, così che ognuno di noi possa rendersi conto meglio delle conseguenze di atti di questo tipo. Cosa ne pensi al riguardo?

Controllare tutto o nessun controllo?

E’ impossibile il controllo totale di tutte le sostanze inquinanti che arrivano al mare, e quindi tentare di farlo è soltanto un dispendio di risorse economiche. Sei d’accordo con questa affermazione?

Acque inquinate. Di chi la responsabilità?

Molti sistemi fognari, così come diversi sistemi di trattamento delle acque reflue, sono obsoleti. E’ ridicolo che venga chiesto alla gente di stare attenta a non inquinare. Prima inizino gli amministratori locali a rispettare le norme ambientali e solo, in un secondo momento, toccherà ai cittadini fare la loro parte.

Acque raccolte ma non trattate? Che senso ha?

Dagli anni '90, con il sostegno della cooperazione regionale e internazionale, importanti investimenti sono stati fatti nei paesi della sponda meridionale e orientale del Mediterraneo per raccogliere le acque reflue. Ma poi queste acque non vengono né trattate né purificate. Ma allora vale la pena fare tutta questa fatica?

Deficit ecologico

La regione mediterranea ha registrato un deficit ecologico nel 2007 e si calcola che le sue risorse vengano spese quasi 3 volte più velocemente di quanto possano essere rigenerate. Ritieni che questa situazione possa compromettere la capacità dei paesi mediterranei a perseguire il proprio sviluppo?

Possiamo continuare a pescare a questi ritmi?

Dopo un periodo di sviluppo quasi incontrollato, la pesca sembra aver raggiunto oggi i suoi limiti. Vi è motivo di preoccupazione per quanto riguarda lo status di specie ittiche economicamente e commercialmente importanti, vittime di tale insostenibile sovrasfruttamento. Allora dovremmo smettere di mangiare pesce?

Sovrafruttamento e scarso rendimento della pesca

Le aree di pesca non sono sfruttate in maniera sostenibile e devono affrontare due principali problemi: supersfruttamento e scarso rendimento economico. Ci sono anche segnali di aumento di stress e conflitti sociali sia per l’accesso alle risorse di pesca che per la distribuzione di queste risorse limitate tra differenti utilizzatori. Come si potrebbero mitigare i conflitti?

Acquacoltura sì, ma a quale costo?

L'acquacoltura ha subito una crescita significativa a partire dagli anni '90 (es. piscicoltura marina per spigole, orate, e «ingrassamento» del tonno). Tuttavia, lo sviluppo di questa attività ha terribilmente degradato la qualità dell'ambiente marino. Meglio allora catturare più pesce ‘selvatico’?

Nuove specie ogni settimana

Quasi la metà delle specie ‘esotiche’ penetrano nel Mediterraneo attraverso il Canale di Suez, il 28% tramite il trasporto marittimo e il 10% tramite l'acquacoltura. Bisognerebbe fare qualcosa per impedire che questo avvenga?

Ecosistemi marini in evoluzione

L’ingresso di specie esotiche nell’area del Mediterraneo lo rende più affascinante agli occhi dei tanti turisti che amano fare sub e incontrare organismi vegetali e animali particolari, anche se poi questi ultimi non sono commestibili o sono dannosi per le specie locali. Quindi perché preoccuparsi?

Più aree protette?

Gli ecosistemi marini e costieri e la biodiversità, già sotto pressione per la pesca eccessiva e l'inquinamento, possono andar perduti con la scomparsa delle zone umide costiere. Una soluzione potrebbe essere l’istituzione di più aree protette, anche a discapito della possibilità di creare nuove industrie, porti o insediamenti turistici. Forse ne trarrebbero beneficio anche il turismo e la salute pubblica…

Aumentare la resilienza

La perdita di biodiversità comporta non solo la perdita di qualche specie, ma l’inizio di una reazione a catena che può portare ad un impoverimento generalizzato del mare con ricadute anche sul suo utilizzo da parte dell’uomo che ne ricava cibo e divertimento. Si può cercare di aumentare la resilienza degli ecosistemi marini(cioè la loro capacità di ripristinare uno stato di equilibrio)?

Energia e Acqua

La produzione di energia elettrica è fortemente dipendente dall’acqua, per il raffreddamento nelle centrali elettriche, per l'energia idroelettrica o la produzione di biomassa. Il mutamento delle risorse idriche avrà un impatto su molti tipi di produzione di energia elettrica. Ci sono soluzioni?

Energia e Trasporti

I trasporti rappresentano il 30% del consumo totale finale di energia e rimangono un fattore importante di crescita economica. Ma le economie stanno trovando difficoltà a migliorare l'efficienza dei trasporti. Quali alternative abbiamo?

Meglio il trasporto via terra o via mare?

Il trasporto su strada rappresenta oltre il 90% del consumo finale di energia dei trasporti terrestri e una grande fonte di inquinamento atmosferico. Ma quello marittimo provoca spesso catastrofi ambientali e un aumento delle richiesta di nuove e più estese aree portuali. Quindi cosa scegliere?

Città più vulnerabili?

La vulnerabilità storica delle città mediterranee è aumentata sotto l'impatto dei cambiamenti climatici e della forte espansione delle città costiere: minacce dovute all’innalzamento del livello del mare, rischi per la salute pubblica, migrazioni climatiche. Quali misure si potrebbero adottare per aumentarne la resilienza (cioè la loro capacità di ripristinare uno stato di equilibrio)?

Vulnerabilità ed economia

Le zone più vulnerabili del Mediterraneo saranno quelle più vicine ai deserti nel Nord Africa, i delta di grandi dimensioni, le zone costiere così come le aree ad alta crescita demografica e socialmente vulnerabili come la fascia meridionale e orientale, le città densamente popolate e i sobborghi. Quali misure si potrebbero adottare già da ora per mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici?

Ma chi paga per adattarsi?

Le strutture economiche dei paesi del Mediterraneo meridionale e orientale sono più dipendenti dalle risorse naturali e non hanno sufficienti mezzi tecnici e finanziari per attuare su larga scala soluzioni di adattamento ai cambiamenti climatici. Allora chi se ne deve far carico?

Pressioni ambientali e limitazione delle risorse

L'ambiente naturale mediterraneo è sottoposto a pressioni da turismo, sviluppo urbano incontrollato lungo le sue coste, agricoltura irrigua, zone di montagna abbandonate, pesca eccessiva, trasporto marittimo tra Asia, Africa ed Europa. Queste pressioni sono pesanti sulle risorse limitate e vulnerabili come l'acqua, le zone costiere naturali e l'ambiente marino. Meglio andarsene o cercare di adattarsi?

Conflittualità tra i servizi?

Il ritardo nella costruzione di sistemi fognari e ancor più di impianti di trattamento delle acque reflue contribuisce al degrado della risorsa acqua, aggrava le difficoltà di approvvigionamento idrico e alimenta i conflitti tra i due «servizi». Saremo quindi costretti a scegliere: o fornitura di acqua potabile o depurazione delle acque reflue?

Acqua: il problema della carenza

I dati dicono che il deficit d'acqua colpisce e colpirà particolarmente i paesi del Sud e dell’Est del Mediterraneo e sulla sponda settentrionale anche grandi fiumi come il Rodano, il Po e l’Ebro subiranno un severo calo delle portate. Quali pensi possano essere le conseguenze di tutto questo?

Accesso sostenibile all’acqua

Nelle aree urbane, quasi tutti gli abitanti hanno accesso all'acqua, contro il 92% delle popolazioni rurali. Secondo te è accettabile questa differenza o si dovrebbe garantire a tutti l'accesso all'acqua e dappertutto?

Conflitti per l’acqua

Anche se i paesi stanno cominciando a mettere in campo sforzi per limitare e ridurre le perdite e gli sprechi, le tensioni sulle risorse idriche rimangono elevate, in particolare in Egitto, Malta, Siria, Libia e Israele. Come fare se la richiesta continua ad aumentare a causa dell’incremento demografico?

L’utilizzo eccessivo dell’acqua può essere ridimensionato?

L’eccessivo sfruttamento della risorsa idrica presente nelle zone costiere si potrebbe risolvere con una gestione intelligente dell’acqua da parte di tutte le famiglie che, con un po’ di impegno, potrebbero razionalizzarne l’uso e migliorarne la qualità. Tu cosa proporresti?

Più quantità o più qualità?

Le tendenze nelle pratiche agricole in molte regioni si stanno evolvendo verso la specializzazione e l'intensificazione per massimizzare le rese e aumentare l'uso di fertilizzanti e pesticidi. Ma questo aumenta il rischio di contaminazione delle acque dolci e di quelle marino-costiere. Come coniugare le due esigenze?

Una politica ambientale per una produzione industriale più pulita?

Le possibili sinergie e gli scambi di buone pratiche nel settore ‘green’ sono ostacolati dal fatto che le iniziative di produzione pulite non sono in genere coperte da politiche nazionali applicate a tutte le parti interessate. Cosa si potrebbe fare a questo proposito?

Quali nuovi posti di lavoro?

Un recente studio commissionato dalla Banca Mondiale rivela che da 30 a 40 milioni di posti di lavoro dovranno essere creati nei paesi del Sud e dell'Est del Mediterraneo nei prossimi 20 anni per non far aumentare ancora il tasso di disoccupazione. Quali settori potrebbero essere sviluppati a questo scopo, secondo te?

Necessità di migliorare le previsioni future

L’International Panel for Climatic Changes (IPCC) ha individuato la necessità di migliorare la comprensione dei cambiamenti climatici e dei relativi impatti socio-economici sulla qualità delle acque, degli ecosistemi acquatici e delle acque sotterranee. Bisognerebbe quindi investire di più nella ricerca?

Adattamento e politiche comunitarie

Poiché il mare non conosce frontiere, l'adattamento agli impatti climatici richiederà il coordinamento sulle tematiche transfrontaliere e un approccio globale per le aree costiere e marine. Ma il Mediterraneo riunisce paesi con livelli e modelli di sviluppo differenti: ci sono ancora molte aree con molta povertà e accesso limitato ai servizi di base. E quindi come coniugare le diverse esigenze?

Molte cose rimangono da fare

Nonostante i progressi innegabili negli ultimi anni in termini di inquinamento marino e conservazione della biodiversità, notevoli sforzi sono ancora necessari per prevenire gli impatti dei cambiamenti climatici, gestire al meglio le risorse naturali e promuovere gli stili veramente puliti di consumo e produzione. Servono più soldi o più regole, secondo te?

Le zone costiere: un importante ambito di attività

Le zone costiere del Mediterraneo sono il bene più attrattivo, la vetrina del patrimonio storico naturale, culturale ed economico di questa regione. Queste zone sono sottoposte a ingenti pressioni da inquinamento terrestre, sviluppo urbano, pesca, acquacoltura, turismo, estrazioni di materiali, inquinamento del mare, e invasioni biologiche marine. Le costruzioni attualmente coprono il 40% delle superfici costiere.

Temperatura e piovosità

Dal 1970, le temperature sono aumentate di quasi 2°C nell’Europa sud-occidentale e in Nord Africa, anche se questo è più difficile da quantificare a causa di informazioni più incomplete. Le precipitazioni sono invece scese del 20% in diverse regioni dell’Europa meridionale.

Inondazioni o siccità?

Dal 1998, le inondazioni in Europa hanno causato circa 700 morti, lo sfollamento di circa mezzo milione di persone e almeno 25 miliardi di euro di perdite di beni assicurati. D’altra parte, il cambiamento climatico dovrebbe aumentare la quantità di territorio europeo esposto alla carenza idrica in quanto aggrava le pressioni esistenti sulla risorsa acqua tra le quali compaiono inquinamento, supersfruttamento e aumento della popolazione.

Apporti fluviali ed erosione costiera

Le stime evidenziano che 1.000 milioni di tonnellate di sedimenti sono trasportati ogni anno verso il mare dalle acque superficiali, ma il 45% è trattenuto nelle dighe o estratto dal letto dei fiumi per sfruttare sabbia e ghiaia, determinando un calo dell’apporto sedimentario e causando l'erosione costiera.

Gestione Integrata della Zona Costiera

La ratifica del Protocollo sulla Gestione Integrata delle Zone Costiere (GIZC), nel 2008, è stato un passo decisivo verso l'attuazione della gestione sostenibile delle zone costiere. Ciò nonostante, le misure per proteggere le zone costiere dalle pressioni dello sviluppo del territorio restano insoddisfacenti poiché ostacolate da quadri legislativi che tradizionalmente considerano terra e mare due ambiti di intervento separati.

Monitoraggio ambientale

I dati di monitoraggio ambientale rivelano che energia, metalli, cemento, raffinazione del petrolio e trattamento delle acque reflue sono i settori responsabili per le maggiori emissioni di sostanze pericolose nell’ambiente.

Subsidenza e ingressione salina

La diminuzione delle portate fluviali e l’aumento costante del prelievo di acque di falda e di gas naturali dal sottosuolo provocano l’abbassamento delle piane alluvionali costiere rendendole più vulnerabili all’innalzamento del livello marino e la contemporanea risalita di acque saline sia lungo i corsi d’acqua che nelle acque sotterranee.

La Strategia Marina Europea

La Direttiva Quadro sulla Strategia Marina, il pilastro ambientale della Politica Marittima Integrata, mira a proteggere più efficacemente l'ambiente marino in tutta Europa. Richiede che le acque marine dell'UE raggiungano un buono ‘stato ecologico’ entro il 2020.

Un “punto caldo” per la biodiversità

Il Mediterraneo ospita il 10% delle specie conosciute di piante superiori su 1,6% della superficie del pianeta, ed è l’habitat preferito del 7% delle specie marine, molte delle quali endemiche, in meno di 0,8% della superficie marina del mondo. Due tra gli ecosistemi più importanti, praterie di Posidonia e coralli, si trovano in zone costiere.

Una “eco-regione” preziosa e vulnerabile

Le economie rimangono per lo più dipendenti dalle risorse naturali, in particolare sulla sponda Sud dove lo sviluppo è compromesso dal degrado ambientale in atto. Inoltre è una delle zone più importanti del mondo di contatto e scontro Nord-Sud. La stabilità e la prosperità qui dipendono dalla capacità di attuare la cooperazione necessaria per le politiche di sviluppo.

Conservazione

Le iniziative di conservazione per rispondere alla 'erosione’ della biodiversità sono oggi rafforzate attraverso lo sviluppo di strumenti legislativi e regolamenti, identificazione e protezione di specie, e creazione di aree protette. Ad oggi, ad esempio, ci sono 800 Zone a Protezione Speciale (ZPS) che coprono 144.000 km2.

Aree marine protette

Le aree marine da sole rappresentano circa il 5% della superficie totale del Mar Mediterraneo. Ma l'obiettivo di protezione del 10% dell'ambiente costiero e marino del Mediterraneo entro il 2010 non è stato raggiunto, anche se i risultati sono più soddisfacenti in questa regione che per altri oceani e mari del pianeta.

Combattere l’inquinamento

Combattere l'inquinamento da fonti terrestri nel Mediterraneo è uno degli obiettivi prioritari del Piano di Sviluppo per il Mediterraneo che prevede tra l’altro la riduzione del 50% entro il 2015 del numero di abitanti delle zone costiere privi di accesso alle reti igienico-sanitarie. Attualmente tra le città costiere del Mediterraneo con più di 2.000 abitanti, il 40% non è dotato di impianti di trattamento dei rifiuti.

Eutrofizzazione e inquinamento locale

Anche se l'eutrofizzazione da fertilizzanti è peggiorata negli ultimi 20 anni, sembra essere limitata solo ad alcune zone come ad esempio il Mare Adriatico settentrionale, il Golfo del Leone e il delta del Nilo. D'altra parte, l'inquinamento marino locale da rifiuti urbani, scarichi industriali e dalle località turistiche è significativo ed è stata osservata la crescente presenza di macro-rifiuti sulle spiagge e in mare aperto.

Quali rischi per la salute umana?

L’inquinamento delle falde, dei suoli, dei fiumi e delle acque marine costiere può contribuire a compromettere la qualità dell’acqua e dei suoli e all’accumulo, negli organismi viventi, di elementi e composti chimici potenzialmente rischiosi per la salute umana.

Tutelare il paesaggio

Con la Convenzione Europea sul Paesaggio del 2000, il Consiglio d'Europa ha riconosciuto la tutela e valorizzazione del paesaggio come un elemento importante della qualità della vita delle popolazioni nelle area urbane e nelle campagne, nei territori degradati così come in quelli di grande qualità, nelle zone considerate eccezionali come in quelle della vita quotidiana.

Sempre più acqua

La domanda d'acqua è raddoppiata negli ultimi 50 anni, con l'agricoltura come principale consumatore (64%). Perdite e sprechi sono stimati al 40% della domanda totale di acqua, in particolare nel settore agricolo.

Maggior controllo sugli stock di pesce

In risposta al supersfruttamento della pesca, la Commissione Generale della Pesca per il Mediterraneo ha adottato misure per ripristinare le popolazioni naturali e per proteggere gli habitat vulnerabili. Nel contempo, gli allevamenti ittici nazionali dei paesi rivieraschi del Mediterraneo hanno prodotto un aumento di produzione del 89% rispetto al 1995.

Pesca e biodiversità

La pesca nel Mediterraneo è caratterizzata dalla sua biodiversità che permette lo sviluppo di specifiche faune e tipologie di pesca regionali. La produzione ittica è essenzialmente concentrata sulla piattaforma continentale mentre la pesca di cattura sulle coste.

Impronta ecologica

Il Global Footprint Network, afferma che il capitale ambientale del Mediterraneo è consumato più velocemente di quanto possa essere rigenerato. L'impronta ecologica attuale dei paesi mediterranei supera l’impronta globale media.

L’agricoltura dipende dalle piogge

L'agricoltura nel Mediterraneo dipende essenzialmente dalle precipitazioni (arido-coltura) ed è quindi influenzata dallo stato delle risorse naturali, in particolare acqua e suolo. La produzione agricola si concentra essenzialmente sui cereali, ortaggi e agrumi.

Uso tradizionale e abbandono dei terreni

La funzione delle foreste e dei pascoli in quanto produttori di beni pubblici è sempre più riconosciuta, in quanto essi proteggono le risorse del suolo e dell'acqua, contribuiscono alla lotta contro l'erosione e la desertificazione, assorbono i gas serra e contribuiscono a mantenere la biodiversità della fauna e della flora.

Petrolio, gas ed energia

Algeria, Libia, Egitto e Siria forniscono il 22% del petrolio e il 35% di tutto il gas importato nel Mediterraneo. Tutti gli altri paesi della regione sono importatori netti di energia.

Pesca e alimentazione

Negli ultimi due o tre decenni, la pesca è diventata una fonte importante di reddito e di valuta estera per molti paesi costieri in via di sviluppo. L'acquacoltura ha contribuito in larga misura ad aumentare l'offerta di prodotti ittici e a ridurne i prezzi.

L’economia del turismo

Il turismo è un'attività economica essenziale in tutti i paesi rivieraschi del Mediterraneo. Al crocevia tra 3 continenti, i paesi attraggono il 30% del turismo internazionale del mondo. Fornitore di occupazione e di valute estere, il turismo internazionale contribuisce alla crescita delle economie nazionali.

Urbanizzazione costiera in aumento

La popolazione mediterranea è concentrata lungo le zone costiere ed è aumentata del 50% dal 1970 al 2008. Più di un terzo vive in regioni amministrative costiere, cioè su circa un decimo della superficie totale dei paesi mediterranei.

Petrolio e trasporto marittimo

Il Mediterraneo ospita il 30% del trasporto marittimo internazionale di merci e dal 20 al 25% dei prodotti petroliferi trasportati da navi cisterna.

Aumentano le rinnovabili

La quota delle energie rinnovabili nel settore dell'energia commerciale primaria è cresciuta dal 2% al 6% del totale di energia primaria nel Mediterraneo. Le energie rinnovabili (idroelettrico escluso) sono cresciute in media del 2,7% all'anno tra il 1990 e il 2009.

Indirizzi di sviluppo futuri

Recenti studi dimostrano che, per garantire un migliore controllo dei costi di gestione ambientale, lo sviluppo dovrebbe essere incentrato sulla preservazione delle zone costiere naturali e degli agglomerati urbani tradizionali, piuttosto che promuovere una snaturalizzazione di entrambi.

Sfide demografiche e socio-economiche

Il tasso di urbanizzazione nei paesi del Mediterraneo è aumentato dal 61 al 66% in 20 anni, vale a dire 86 milioni di abitanti urbani in più. Inoltre, il tasso medio di disoccupazione nel Mediterraneo colpisce circa l’11% della popolazione attiva.

Disparità di sviluppo

Il reddito medio pro-capite nei paesi del Mediterraneo meridionale e orientale è 3-4 volte inferiore al reddito medio dei paesi della sponda settentrionale. Nei paesi in cui queste informazioni sono disponibili, la quota di popolazione che vive sotto la soglia di povertà è diminuita, ma rimane tra il 10 e il 20%, ed in particolare per le popolazioni rurali è tra il 15 e il 40%.

Accesso a Internet in aumento

L’accesso a Internet è diventato più facilmente disponibile nel Mediterraneo: la popolazione connessa è aumentata a oltre il 25% nel 2010.

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