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Agricoltura, Alimentazione, Ambiente: immagina la tua "tripla A" per il futuro del pianeta

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Il continuo aumento della richiesta di cibo richiede un aumento della produzione alimentare mondiale. D'altro canto, pare che l'aumento delle rese non riuscirà a far fronte a questa richiesta e l'aumento delle terre coltivabili è limitato. Le modifiche climatiche in atto porteranno alcune zone (il Mediterraneo in primis) a minori produttività, causa la minore fertilità e la minore disponibilità idrica, anche se altre ne beneficeranno, prevalentemente a nord.

Author / translator Emanuele Eccel

Il continuo aumento della richiesta di cibo richiede un aumento della produzione alimentare mondiale. D'altro canto, pare che l'aumento delle rese non riuscirà a far fronte a questa richiesta e l'aumento delle terre coltivabili è limitato. Le modifiche climatiche in atto porteranno alcune zone (il Mediterraneo in primis) a minori produttività, causa la minore fertilità e la minore disponibilità idrica, anche se altre ne beneficeranno, prevalentemente a nord. La domanda di carne nel pianeta è in costante aumento, anche a causa delle migliori condizioni economiche dei paesi con economie emergenti. Per contro, gli allevamenti hanno un impatto importante sul clima. Una dieta maggiormente incentrata sui vegetali ha anche un minore impatto sul consumo di risorse e sulle emissioni di gas serra. Anche le coltivazioni biologiche risultano avere un minore impatto, per quanto la resa è sensibilmente inferiore. Le "coltivazioni energetiche" per la produzione di biocarburanti, hanno mostrato un effetto negativo sui prezzi dei cereali, che sono cresciuti in conseguenza della maggiore domanda. NB: è stato creato un glossario per "AAA", disponibile su richiesta (contattare l'autore)

Created 27 November 2012
Last edited 7 August 2018
Topics Climate, Environment, Politics

Policy positions

Policy position 1

Ci sono priorità da tenere in conto: sfamare una popolazione ancora in crescita, e garantire l’accesso del più grande numero possibile di persone al benessere e al miglioramento delle condizioni di vita. Solo quando questi obiettivi saranno raggiunti potremo dedicare risorse a diminuire l’impatto sull’ambiente.

Policy position 2

Lo sviluppo dovrà portare a diminuire gli impatti dell’agricoltura (in particolare gli allevamenti). Gli sforzi economici internazionali dovranno favorire la produzione agricola a basso impatto, con minore emissione di gas serra, anche se come conseguenza non si riuscirà sempre a produrre beni a basso prezzo per tutti. Anche le società più arretrate dovranno adottare modelli di sviluppo responsabile.

Policy position 3

I prodotti agricoli dovranno essere identificati con la propria impronta ecologica, che attesti anche il tasso di impatto sull'emissione di gas serra. I prodotti meno impattanti potranno beneficiare di sgravi fiscali, da finanziare con le maggiori tasse applicate su quelli ad alto impatto, come la carne. La produzione di biocarburanti dovrà avere una certificazione “etica”, che certifichi che la produzione non ha soppiantato foreste e non deriva da cereali adatti al consumo umano.

Policy position 4

Per evitare restrizioni sulle scelte del consumatore e sull’accesso al cibo per tutti, si deve puntare su un forte sviluppo tecnologico, favorendo la ricerca per migliorare le varietà coltivate e le loro rese. In un primo periodo le importazioni di cibo potrebbero aumentare nei paesi più arretrati, più soggetti all'aumento di fabbisogno alimentare. Con il tempo, questi paesi potranno migliorare le tecnologie agrarie, e quindi le proprie bilance commerciali.

Story cards

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Mi chiamo Marco, sono uno studente dell’ultimo anno dell’Istituto Tecnico Statale. Ai miei genitori non è mai mancata una bistecca nel piatto e mi sembra che siano cresciuti bene. La loro generazione è cresciuta di più e meglio di quella dei loro genitori, segno che una dieta ricca di carne è utile. Credo che io e i miei coetanei non dovremmo avere di meno di quello che hanno avuto i nostri genitori. Fintantoché la mia famiglia potrà permettersi una dieta ricca di carne e di pesce non credo che nessuno potrà mai farci rinunciare.

Facciamo crescere bene i giovani
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Sono Elisa, laureanda in Scienze Veterinarie. Fin da ragazzina sono stata impegnata a difesa degli animali, che ancora oggi consideriamo troppo spesso come semplici oggetti utili, per cibarcene o per il lavoro. La dentatura umana indica che homo sapiens non è nato come carnivoro: una dieta senza carne ha solo dei vantaggi: migliora la salute, inquina meno, diminuisce gli impatti sul clima. Credo che le condizioni in cui gli animali vengono oggi allevati non siano compatibili con una società moderna, per questo mi batto contro gli allevamenti intensivi e contro l’uso degli animali per la produzione di carne. Coerentemente, ho smesso di consumare carne da quasi cinque anni e ora vivo molto meglio con le mie convinzioni.

Vegetariani etici
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Sono Ilaria, allevatrice. Assieme ad altri due soci abbiamo acquisito un’azienda avicola per l’allevamento di galline ovaiole. L’abbiamo trasformata in un’azienda biologica, dove le galline vivono tranquillamente all’aperto. Coltiviamo noi stessi la maggior parte del mangime per le galline. Naturalmente i costi di un allevamento come il nostro sono maggiori di un allevamento intensivo: la produzione del mangime è più costosa rispetto a quello che si potrebbe pagare comperandolo dall'esterno, però senza alcuna garanzia sulla salubrità del prodotto. L’etica verso gli animali ci porta a pratiche di allevamento che non ci avvantaggiano rispetto alla concorrenza, ma i nostri animali sono molto sani. La mia esperienza mi fa pensare che la piccola differenza di prezzo di un uovo biologico è più che ripagata quando se ne considerano i vantaggi etici, ambientali e per la salute.

Galline sostenibili
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Sono Yousef, lavoro in un cantiere navale. Ho 32 anni, sono marocchino, vivo in Italia da 11. Vengo da una famiglia contadina, che produce tuttora agrumi. Siamo sei fratelli e sorelle e il reddito non era sufficiente per tutti. L’agricoltura in Africa è ancora condotta arretrata, perché l’innovazione costa e la cultura imprenditoriale non è diffusa. Spesso i piccoli proprietari vendono la propria campagna a grosse società. L’azienda di mio padre, ora che è anziano, corre questo rischio. Credo che sia fondamentale un maggiore supporto europeo per la modernizzazione dell’agricoltura africana, che consentirebbe anche migliori condizioni di vita per i contadini. In Africa il reddito e il benessere della famiglia sono spesso l’unico obiettivo che ci si possa permettere. Ben vengano quindi concimi, sementi e varietà che consentono una migliore produttività. Altrimenti si potrà solo aumentare l’importazione da paesi più ricchi e moderni. Solo da un avanzamento tecnologico può maturare la scelta verso sistemi di coltivazione più attenti all’ambiente, come sta accadendo oggi in Europa.

Esportare agri-cultura
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Mi chiamo Maria, ho 67 anni e vivo in periferia. In ogni città dì Europa esistono spazi poco utilizzati che possono essere destinati a coltivare la propria verdura. Così si userebbero terreni inutilizzati producendo cibo e motivando le persone che li vorrebbero lavorare. Moltissimi anziani sarebbero contenti di poter disporre di un pezzo di terra, anche non sotto casa, per coltivare il proprio orto, facendo attività fisica, crescendo le verdure preferite e risparmiando anche qualche soldo. E’ un tipo di agricoltura senza impatti che merita più attenzione rispetto al numero di giardini pubblici, che spesso sono usati quasi solo da chi vuole portare a spasso il cane!

Coltivare le città
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Sono Caterina, maestra di scuola materna part-time. Assieme ad alcune colleghi ed amici che vivono prevalentemente nel quartiere abbiamo creato un Gruppo di Acquisto Solidale. Comperiamo prodotti biologici da aziende che cerchiamo di conoscere da vicino e di visitare, quando è possibile. La “filiera corta” consente di procurarci alimenti e prodotti per l’igiene personale e per la casa direttamente dal produttore, pagando in questo modo un prezzo equo ma inferiore a quello praticato in negozi al dettaglio. Crediamo che l’informazione sui prodotti nei negozi dovrebbe essere molto migliorata: la provenienza e le caratteristiche di produzione dovrebbero essere note. Per esempio, il tipo di allevamento per prodotti di origine animale, l’intensità di uso di prodotti chimici nella coltivazione, l’uso di manodopera minorile, ecc… Il prodotto “a km zero” (o quasi!) ha certamente anche un vantaggio ambientale, diminuendo il consumo di risorse dovuto al trasporto.

Consumatori critici
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Mi chiamo Giorgia, sono laureanda in fisica e faccio la volontaria in un centro di aiuto ai senza tetto, soprattutto migranti. Parlando con alcuni volontari che hanno avuto esperienze di cooperazione, mi sono convinta che lo sviluppo sociale deve avvenire localmente: non è possibile esportare tecnologia e cultura, solo scambi progressivi e volontari possono avvenire tra noi e i paesi meno evoluti. Lo sviluppo tecnologico, gli stili di vita in molte aree del mondo non possono essere imposti sul modello del mondo occidentale. Per questo, penso che ogni realtà economica e sociale debba potersi sviluppare in modo autonomo, senza troppe interferenze esterne, anche recuperando modelli di organizzazione sociale e produttiva tradizionale, specie in agricoltura. E’ questo il vero significato dello sviluppo sostenibile.

Modelli locali per lo sviluppo
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Sono Rudy, web designer e studente di scienze politiche. Gestisco il blog “Tra Terra e Cielo”, che si occupa di economia e società. Trovo triste che in Italia la terra viene sempre più spesso abbandonata: esistono aziende che preferiscono usare il proprio terreno per produrre energia elettrica che coltivare. Il fotovoltaico è conveniente solo grazie agli incentivi, che vengono pagati da tutti i contribuenti. Allo stesso modo, il mondo muore di fame mentre ci si permette di coltivare milioni di ettari per produrre carburante. Una politica basata sul miglioramento spinto delle efficienze energetiche, anche tramite investimenti pubblici e normative più restrittive, potrebbe rendere superfluo aumentare la produzione energetica mondiale.

L’energia non sfama (anche se rinnovabile)
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Sono Tiziano e sono un pensionato. Sono un pescatore e un grande amante delle camminate all'aperto. Negli ultimi dieci anni ho notato che molti fiumi della zona restano in secca per periodi di tempo molto lunghi rispetto a quando ero ragazzo. Il clima è cambiato e si vede in tanti aspetti. Alla foce del fiume Magra ad esempio, dove vado spesso a pesca, adesso ci sono un sacco di pesci serra, che hanno invaso le nostre acque, che oggi sono più calde di parecchi gradi rispetto a un tempo. I serra sono predatori terribili, spaventano tutti gli altri pesci e se li mangiano: non si prende più una spigola nel Magra!

Pensionato, pescatore, amante della natura
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Sono Mauro, ho 21 anni e mi sono trasferito a Genova da Terni per studiare. Essendo uno studente fuori sede mi mantengono miei e quindi cerco di risparmiare più che posso sul cibo. Compro le cose che costano meno e non mi importa se sono bio oppure no. Carne ne mangio poca, ma solo perché costa di più. Credo che con tutti i problemi che abbiamo oggi, malattie, crisi economica, guerre in tanti paesi, il clima sia davvero uno dei mali minori. Ogni periodo storico ha avuto i sui problemi da risolvere, noi pare che vivremo in un mondo più caldo, se gli scienziati hanno davvero ragione; vorrà dire che tutte le case come hanno i termosifoni avranno anche l'aria condizionata.

Studente fuori sede
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Mi chiamo Arturo, sono un olivicoltore di 56 anni. Mi occupo dell’azienda di famiglia da quando ho terminato l’università. Notoriamente, il mio settore dipende da contributi dell'Unione Europea e solo grazie a questi posso continuare a vivere mantenendo senza troppi margini di guadagno la mia famiglia. Essendo l’azienda la mia unica fonte di reddito, non posso permettermi una riduzione della produzione per produrre biologico, il che comporterebbe un notevole aumento dei costi di produzione. Per me è utile che siano mantenute e sovvenzionate anche le aziende con gestione “convenzionale” (non biologica). Infatti, l’uso di fitofarmaci è ormai molto ridotto a causa delle norme e l’impatto è davvero basso. Non ha molto senso cercare di complicare ancora la gestione aziendale rischiando di diminuirne il reddito.

L'agricoltura va aiutata

INFO CARDSISSUE CARDS

Un clima più caldo non è un problema per l’agricoltura

L'aumento di temperatura non è tale da creare preoccupazioni per la produzione agricola, che anzi potrà giovarsi di un clima più caldo, adattandosi. Il problema nelle zone più sensibili dovrà essere affrontato e risolto localmente.

Ci sono questioni più urgenti del clima

Le problematiche attuali, con la crisi economica che colpisce molte aree del mondo, Europa per prima, devono far passare in secondo piano le questioni di più lungo termine, che potranno essere affrontate dalle prossime generazioni mano a mano che si presenteranno i problemi. Sei d'accordo?

Fermare il riscaldamento

E' necessario contrastare l'incremento di gas climalteranti e il conseguente riscaldamento provocato dall'uomo per ristabilire condizioni di naturalità nel clima. Solo questo assicurerà la sopravvivenza della società umana come la conosciamo ora.

Adattarsi è d’obbligo

Dobbiamo puntare su una strategia di adattamento al diverso clima, nella certezza che sarà impossibile ritornare a condizioni pre-industriali.

Ci deve essere cibo per tutti!

Sfamare il pianeta è la sfida dell'umanità per il secolo in corso: dobbiamo contribuire ad ogni costo al suo successo.

Più cibo ma solo se sostenibile

Dobbiamo puntare ad una produzione sostenibile di cibo e più in generale, a controllare la pressione antropica sul pianeta sul lungo periodo.

Modelli locali di sviluppo

Ogni realtà locale deve svilupparsi in base a modelli propri, puntando ad ottenere al suo interno la produzione di cibo necessaria al suo mantenimento, anche a costo di imporre politiche di controllo demografico. Sei d'accordo?

Far viaggiare il cibo dove serve

Le nuove necessità alimentari di zone socialmente o geograficamente svantaggiate determineranno un aumento dei trasferimenti di materie alimentari dalle zone più avvantaggiate: è necessario favorire questi scambi commerciali.

Investire nelle aree svantaggiate

Le crisi alimentari nelle aree più vulnerabili del pianeta si trasformeranno in un carico ulteriore anche per i paesi ricchi, meta di emigrazione da parte delle popolazioni povere. Per questo motivo è strategico investire per evitare aggravi di questo tipo.

Coltivare in città

Molte amministrazioni stanno incentivando interventi a livello locale per rendere più verdi le città, anche attraverso la riqualificazione di aree verdi in orti sociali. Cosa ne pensi? Saresti disponibile a preferire cibo proveniente da orti della tua città?

Etichette trasparenti

Le emissioni di gas serra legate ad ogni categoria di prodotto dovrebbero essere certificate e rese disponibili al consumatore nel momento dell'acquisto attraverso l'etichetta. Etichette trasparenti sono fondamentali per fare una scelta consapevole.

Il futuro? Le colture bioenergetiche

Le coltivazioni per produrre biocarburanti vanno favorite per mitigare l’aumento dei prezzi dovuto alla crescente richiesta energetica. Ogni diminuzione nel consumo di petrolio ha effetti positivi sull’ambiente. Sei d'accordo?

Favorire le bioenergie ma controllare il prezzo dei cereali

Il ricorso alla produzione di biocarburante è necessario per far fronte alla crisi energetica legata alla minor disponibilità di petrolio. Eventuali effetti sul prezzo dei cereali dovrebbero essere controllati con interventi di politica economica.

Favorire il biologico

E’ giusto dare più valore ai prodotti biologici, che generano minori emissioni di gas serra. Questo vantaggio dovrebbe essere riconosciuto con sgravi fiscali, diminuendo al contempo i benefici per l’agricoltura “convenzionale”.

Il biologico anche nelle economie povere

Nei paesi in via di sviluppo è giusto favorire le coltivazioni a basso impatto ambientale (biologiche o “integrate”), che garantiscono uno sviluppo in armonia con l’ambiente. E' importante proteggere la salute del pianeta e dei lavoratori, accettando anche una produzione inferiore.

Meglio produrre di più

L’esigenza di sfamare una popolazione crescente impone di puntare all’aumento delle rese agricole. Le coltivazioni biologiche invece hanno rese inferiori, quindi non devono essere favorite.

Garantire una dieta ricca anche ai paesi poveri

L’accesso alle “proteine nobili” (carne e pesce) da parte di intere popolazioni mondiali che finora hanno avuto scarse possibilità è un progresso sociale e non deve essere scoraggiato. L’impatto sull’inquinamento va considerato come problema a parte.

Non limitare i consumi di carne delle popolazioni povere

E’ giusto che la popolazione mondiale che finora ha avuto poco accesso a beni pregiati quali la carne ne possa beneficiare. Eventuali restrizioni, come l’introduzione di disincentivi fiscali, dovrebbero riguardare solamente i paesi sviluppati, dove il consumo è già alto.

Tassare la carne in base alle sue emissioni

Si dovrebbe introdurre una “carbon tax” sulla carne per tenere conto dello squilibrio in termini di impatto ambientale rispetto agli alimenti vegetali.

Informare i consumatori

E' necessario informare meglio i consumatori sul maggiore impatto che il consumo di determinati alimenti (principalmente la carne) può avere sul clima e in generale sull’uso delle risorse del pianeta.

Diete nuove per una nuova società

Le nuove frontiere alimentari prevedono l’estensione del consumo di proteine di origine diversa, come da alghe o insetti, che già fanno parte delle abitudini alimentari di alcune popolazioni. Si dovrebbe incentivare la ricerca di queste possibilità.

Educare le nuove generazioni

Sarebbe importante insegnare ai bambini la corretta dieta e le ricadute ambientali dei diversi alimenti. Incentivare scelte alimentari sostenibili e dissuadere verso l’eccessivo consumo di carne/latticini e cibi pre-cotti/confezionati.

Nessuna deforestazione per le colture energetiche

Le colture energetiche dovrebbero essere consentite solo tramite conversioni di terreni già coltivati. La trasformazione di aree incolte o foreste in campi per produrre biocarburante dovrebbe essere evitata.

Anche i latticini vengono dagli animali

L'allevamento, specie bovino, può avere un elevato impatto sull'ambiente e sul clima, ma esso produce anche alimenti quali uova, latte e derivati, dunque non bisogna demonizzare il consumo della sola carne.

C'è campo e campo

E' facile dire "agricoltura": l'effetto sul consumo di risorse e sull'emissione di gas serra, che modificano il clima, varia in modo sostanziale a seconda del modo di coltivare e di cosa si produce (cereali, animali da carne, mucche da latte...).

Sempre più caldo

Negli ultimi 50 anni la temperatura sulla Terra ha visto un continuo, per quanto irregolare, aumento. Mediamente l'incremento termico è stato di 0.7 °C, ma in Europa sono comuni valori di circa il doppio.

Le nostre responsabilità

Il clima è cambiato molte volte nella storia della Terra, ma c'è la convinzione che per la prima volta le responsabilità del cambiamento siano in gran parte umane. Esiste un vasto consenso nella grande maggioranza degli scienziati, per quanto non manchino gli scettici.

Effetto serra "potenziato"

La presenza dei gas serra in atmosfera genera un riscaldamento sulla superficie terrestre, noto come effetto serra, che è necessario per la vita. Negli ultimi decenni questo riscaldamento è aumentato sensibilmente ovunque. La concentrazione di anidride carbonica (principale gas serra), rimasta stabile per secoli è aumentata di quasi il 40% dall'inizio del XIX secolo.

Segnali ambigui dalle piogge

Il mutamento climatico in atto si manifesta anche nei trend di precipitazione, con cambiamenti irregolari: aumenti o diminuzioni nelle diverse aree del pianeta. In generale si ritiene che si siano intensificati gli episodi più intensi, specie nell'area del Mediterraneo.

Un futuro più caldo

Per il futuro sono attesi ulteriori incrementi di temperatura che si renderanno più evidenti a partire dalla metà del secolo in corso.

Una famiglia sempre in crescita

Entro il 2050 la popolazione mondiale avrà superato i 9 miliardi di individui, 34% in più rispetto ad oggi. Di questi il 70% vivrà in città e sarà quindi impossibilitato a prodursi il cibo in autonomia.

Vogliamo mangiare, tutti

Nei prossimi decenni si stima che sarà necessario un aumento del 70% della disponibilità di cibo rispetto ad oggi, richiesta proveniente soprattutto dai paesi poveri dove si avrà la maggiore crescita demografica. L'estensione dei suoli coltivabili riuscirà a soddisfarne solo il 20%.

Abbiamo perso terreno

In Italia dagli anni Settanta ad oggi la superficie agricola utilizzata è diminuita del 28%, un’area pari a Liguria, Emilia e Lombardia messe insieme (oltre 5 milioni di ettari), perché abbandonata dai contadini o perché cementificata.

Fare i conti con la siccità

La risposta dell'agricoltura al cambiamento climatico varia fortemente nelle diverse aree. Nel Mediterraneo assisteremo alla diminuzione degli apporti idrici. Altre aree invece riceveranno più pioggia, sebbene le alte temperature aumenteranno il bisogno di acqua.

Parola d’ordine: adattarsi

Gli areali produttivi tenderanno a spostarsi più a Nord e più in quota, dove possibile. Le colture dovranno adattarsi favorendo prodotti idonei al clima più caldo. Molte zone soggette a desertificazione potrebbero essere abbandonate.

Più CO2 può aiutare le piante?

Un'atmosfera più ricca di anidride carbonica potrebbe favorire una maggiore produttività agraria (fotosintesi favorita). Questa sarà però localmente vanificata da un clima più caldo, variabile e secco, specie in estate (Mediterraneo, Europa meridionale).

Quanto pesa l’agricoltura sul clima?

Le emissioni di gas-serra dovute all'agricoltura sono almeno il 14% rispetto al totale. Altre fonti stimano valori molto più alti: fino al 18% solo per il solo comparto zootecnico.

Questione di bilancio

Il cambiamento di uso del suolo, ad esempio trasformando una foresta in campo coltivato, pesa molto nel bilancio dei gas-serra (emissioni - assorbimenti): mediamente una coltivazione assorbe meno carbonio di una foresta.

Deforestazione

Ogni giorno in tutto il mondo scompare un'area di foresta pari a 45.000 campi da calcio.

Agricoltura fossile

L’agricoltura convenzionale ha avuto un grande impatto sul global change contribuendo al 25% del rilascio totale annuo di anidride carbonica (CO2), al 50% delle emissioni annue di metano (CH4) e al 75% delle emissioni annue di protossido di azoto (N2O).

Perdita di carbonio

La quantità di carbonio contenuta nei suoli agricoli è oggi molto inferiore rispetto al passato. Si stima che l’introduzione dell’agricoltura intensiva abbia causato un perdita di carbonio dal suolo verso l’atmosfera pari a 146-330 milioni di tonnellate di CO2.

I biocarburanti sono davvero “rinnovabili”?

Il bilancio delle emissioni delle coltivazioni per biocarburante, compresa la CO2 assorbita durante la crescita, è vantaggioso solo se il suolo è già coltivato. Diversamente, le emissioni per coltivare e e trasformare il prodotto superano quelle risparmiate dal mancato uso di fonti fossili.

Chi posso soddisfare con i biocarburanti?

Per produrre biocarburanti serve moltissimo suolo: se si impiegasse allo scopo tutta la superficie agraria degli Stati Uniti questa potrebbe soddisfare solo il 12% del consumo di benzina! E il prezzo del carburante sarebbe molto elevato senza incentivi pubblici.

Coltivazioni energetiche: l'efficienza è bassa

L'efficienza energetica di una coltura è molto bassa. Per la canna da zucchero, tra le colture più efficienti, solo lo 0.13 % dell'energia solare viene trasformata nell'energia chimica contenuta nell'etanolo prodotto. Per contro, pannelli fotovoltaici hanno un’efficienza di trasformazione dell’energia solare che si aggira intorno al 14 – 18 %.

Se i biocarburanti fanno salire il prezzo dei cereali

Una stima esatta dell'impatto delle coltivazioni per biocarburanti sul prezzo dei cereali alimentari è difficile, ma si associa alla speculazione che ha portato ad un incremento di circa il 50% del prezzo dei cereali dal 2000 al 2006.

Cosa significa coltivazione "biologica”

La gestione "biologica" di un'azienda agricola comporta:
l'esclusione di concimi e pesticidi di sintesi e l'utilizzo del concime animale, se possibile prodotte nell'azienda stessa; la rotazione delle colture per ottimizzare la nutrizione del terreno e contrastare i parassiti; l'esclusione di organismi geneticamente modificati (OGM).

Il biologico fa bene al clima?

La gestione "biologica" di aziende agricole rispetto a quella "convenzionale" comporta una minore emissione di gas serra per ettaro coltivato ma una sostanziale parità se riferita al peso di prodotto (carne, latte, ecc.).

"Produrre biologico è produrre meno”: quanto?

La resa media delle aziende biologiche per ettaro coltivato è più bassa di circa il 20-25%. Le rese dell'agricoltura biologica si avvicinano a quelle della coltivazione "convenzionale" in assenza di irrigazione.

Il biologico è certificato

Un'azienda per definirsi “biologica” deve rispettare le norme contenute nel regolamento comunitario CE 834/2007 e deve sottoporsi al controllo di un ente autorizzato dal Ministero delle delle Politiche Agricole Forestali che ne certifichi i metodi ci coltivazione e produzione.

L’impronta ecologica della carne

Almeno 2/3 del suolo agricolo mondiale e più di 1/3 della produzione agricola sono destinati all'allevamento del bestiame, foraggio compreso; ma solo il 4% circa del peso del foraggio viene trasformato in carne commestibile. Anche l'uso di acqua è ingente: servono 4000 litri per un kg di pollo e ben 15.000 per un kg di manzo.

Vegetariani amici del clima

Un piatto vegetariano produce in media un terzo dell’anidride carbonica di un piatto a base di carne.

Benvenute proteine

Le proteine, di origine animale o vegetale, costituiscono una componente fondamentale nella dieta umana.

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