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Vesuvio: giochiamo con il fuoco!

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Il Rischio Vulcanico è definito come il prodotto:
Rischio = (Valore) x (Vulnerabilità) x (Hazard)
dove il Valore è dato dal numero di vite umane, oppure dal valore in beni immobili, a rischio in un'area vulcanica; la Vulnerabilità è il valore percentuale delle vite umane (o beni) a rischio in conseguenza di un dato evento, e l'Hazard è la probabilità che una data area sia soggetta ad un determinato evento vulcanico distruttivo.

Author / translator Barbara Raucci

Il Rischio Vulcanico è definito come il prodotto: Rischio = (Valore) x (Vulnerabilità) x (Hazard) dove il Valore è dato dal numero di vite umane, oppure dal valore in beni immobili, a rischio in un'area vulcanica; la Vulnerabilità è il valore percentuale delle vite umane (o beni) a rischio in conseguenza di un dato evento, e l'Hazard è la probabilità che una data area sia soggetta ad un determinato evento vulcanico distruttivo. A causa dell'elevata urbanizzazione sviluppatasi negli ultimi decenni alle sue falde, in cui vivono più di 600.000 persone, il Vesuvio è oggi uno dei vulcani a rischio più elevato al mondo. Attualmente esso si trova in uno stato di quiescenza, ossia un periodo di riposo, e potrebbe riprendere l'attività eruttiva in un prossimo futuro. Nel corso della sua storia, il Vesuvio è stato caratterizzato dall'alternanza tra periodi di attività eruttiva, con il condotto del vulcano aperto, e periodi di riposo, con il condotto ostruito. Gli studiosi ritengono che l'ultima eruzione del Vesuvio (1944) abbia segnato la fine di un periodo di attività a condotto aperto e l'inizio di un periodo di quiescenza a condotto ostruito. Alla luce del comportamento passato si prevede pertanto che, qualora l'attività dovesse riprendere entro qualche decennio, la prossima eruzione sarebbe di tipo sub-pliniano, simile a quella del 1631 o del 472. Per questo motivo è stato realizzato un piano nazionale d'emergenza per difendere gli abitanti dell'area vesuviana da una possibile eruzione che ha come scenario di riferimento l'evento esplosivo del 1631 e individua tre aree a diversa pericolosità definite: zona rossa, zona gialla e zona blu.

Aims of the game

- Chiarire le tue opinioni sull'argomento - Lavorare insieme per una visione condivisa - Far sentire la tua voce in Europa - Goderti la discussione!

Created 12 November 2010
Last edited 7 August 2018
Topics Politics, Risks & security

Policy positions

Policy position 1

Non creare allarmismi tra la popolazione. Il rischio vulcanico nell’area vesuviana è molto remoto. Governo e amministrazioni locali dovrebbero riqualificare le città vesuviane da un punto di vista urbanistico e strutturale per liberare dalle costruzione abusive le strade individuate come vie di fuga.

Policy position 2

Investire nella ricerca e nella prevenzione. Governo e amministrazioni locali dovrebbero sostenere la ricerca per migliorare la possibilità di prevedere le eruzioni. Dovrebbero informare i cittadini del rischio vulcanico, coinvolgerli nella definizione dei piani di evacuazione basati sul peggiore scenario possibile e organizzare periodiche prove di evacuazione.

Policy position 3

Promuovere lo sviluppo economico, turistico, commerciale e rendere poco vantaggioso l’uso residenziale delle aree vesuviane. Governo e amministrazioni locali dovrebbero sostenere e incentivare l’insediamento di attività economiche, turistiche e commerciali. Queste attività creerebbero flussi stagionali, molto più gestibili in caso di evacuazione. Dovrebbero adeguare le vie di fuga e ridurre il numero dei residenti con incentivi di sostegno la mobilità abitativa ed adeguate politiche fiscali.

Policy position 4

Ridurre la popolazione nei comuni vesuviani. Governo e amministrazioni locali dovrebbero intraprendere una politica decisa che, nel lungo tempo, porti al progressivo allontanamento della popolazione dalle aree a rischio. Dovrebbero spostare infrastrutture, uffici, fabbriche, attività economiche. Proibire la costruzione di nuove abitazione. Abbattere tutti gli edifici abusivi. Offrire incentivi economici a chi decide di abbandonare i comuni vesuviani.

Story cards

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Vivo ad Ercolano e ho chiesto il bonus da 30 mila euro per l’acquisto di una casa fuori dalla zona rossa, la zona ad alto rischio. Con mia moglie abbiamo pensato di trasferirci a Marcianise, un paese del casertano ben collegato con Napoli. Mi dispiace lasciare Ercolano, è il mio paese natale, ma se penso che in caso di eruzione il vulcano dà solo due settimane di tempo per scappare, credo che la mia sia la scelta più intelligente per un padre di famiglia.

Gennaro Espostito
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Sono un infermiera e tutti i giorni sono a contatto con le persone, anziani e malati soprattutto. Secondo me è stato commesso un grande errore nella comunicazione del piano di evacuazione del Vesuvio. Così com’è stato presentato, invece di tranquillizzare la gente, ha generato panico ed apprensione. Un mio vicino ha pensato che fosse imminente la catastrofe e ha iniziato a dormire con la valigia pronta sotto il letto.

Greta Cimmino
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Sono il proprietario di un’azienda orafa di Torre del Greco specializzata nella lavorazione artistica dei cammei di conchiglia, del corallo e dell’oro. Tutta la parte produttiva è da sempre localizzata in quest'area. A Torre del Greco ci sono 306 imprese con 1.900 addetti, di cui 1.300 interni alle imprese e 600 addetti a domicilio. Molte aziende hanno una forte connotazione familiare: le tecniche di lavorazione vengono tramandate di generazione in generazione. Se iniziassimo a delocalizzare, ovvero spostare la produzione, questo patrimonio di conoscenze si perderebbe e non sarebbe più possibile mantenere il nostro primato nella produzione del corallo.

Giorgio de Scarpa
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Sono un consigliere comunale di un comune della zona rossa e credo che il rischio vulcanico sia una realtà con la quale dobbiamo imparare a convivere. Ma con coscienza. Negli anni passati il boom edilizio, caotico e incontrollato, ha portato a densità abitativa inconcepibile per un area a rischio. Dobbiamo programmare con serietà le nostre attività di sviluppo facendo in modo che si produca decremento demografico che non vuol dire espellere le persone, ma saper distribuire le persone attraverso politiche di mobilità, di costruzioni di nuovi alloggi, di nuove opportunità di lavoro, di una migliore e più razionale distribuzione delle popolazioni sul territorio campano.

Giovanni Ammirato
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Abito a 300 metri dal limite della zona rossa e sinceramente sono indignata dal modo in cui sono stati tracciati i limiti tra un’area e l’altra. Molta gente non lo sa, ma la delimitazione della “Zona Rossa”, la Zona a più alto rischio, è stata tracciata seguendo i limiti amministrativi dei 18 comuni che occupano le falde del vulcano. È assurdo! Non ci vuole certo una laurea per capire che se arriva la lava non si ferma davanti ad un cartello stradale! Secondo i politici se domani il Vesuvio eruttasse io e i miei bambini che dovremmo fare? Dovremmo aspettare il nostro turno perché viviamo nella zona meno pericolosa?

Cristina Merolla
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Puoi fare tutte le esercitazioni di questo mondo. Molto probabilmente riusciranno anche benissimo. Tutti saliranno diligentemente sul pulmino al punto di raccolta, tutti si metteranno in fila, ordinati e precisi come gli inglesi alla fermata del bus perché tutti sapranno che quella è un’esercitazione e il Vesuvio non sta eruttando davvero. Ma se un malaugurato giorno dovesse eruttare, ci troveremo di fronte a scene di panico incontrollato con persone impossibili da gestire.

Claudia Varriale
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Sono un vigile del fuoco. Il mio mestiere mi porta spesso a confrontarmi con la paura delle persone. In caso di calamità naturale le persone hanno reazioni irrazionali, ingovernabili. Un’eruzione del Vesuvio potrebbe portare ad uno scenario apocalittico che, sul versante umano potrebbe essere ridotto al minimo se i piani di evacuazione funzionassero. Le persone devono sapere con largo anticipo che cosa dovranno fare, quale sarà la loro destinazione e il mezzo con cui dovranno raggiungerlo e che, in caso di eruzione catastrofica, non si tratterà di evacuazione ma di esodo perché le case non esisteranno più. Secondo me dovrebbero essere organizzate esercitazioni almeno ogni sei mesi.

Ciro Cappiello
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Sono un agricoltore e il rischio del Vesuvio non l’ho mai sentito. A dire la verità io non ci penso proprio. Anche perché se iniziassi a pensarci non saprei cosa fare. È difficile spostarsi, ci vuole coraggio a lasciare tutto: la casa, il lavoro, gli amici. E poi per cosa? Abbiamo le certezza che domani ci sarà un’eruzione? No, e allora per me è meglio restare qua. Ho 65 anni, dove me ne vado alla mia età? Forse i miei figli, i nipoti…

Antonio Bevilacqua
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Tutto questo parlare di piani di evacuazione ha spaventato le persone e creato un inutile allarmismo. A mio parere le amministrazioni locali invece di tappezzare i muri della città con manifesti, di distribuire volantini e mandare spot in televisione avrebbero dovuto invitare persone autorevoli, esperti, scienziati, ricercatori, per spiegare con chiarezza qual è la situazione. Inoltre tutte le polemiche che sono seguite hanno messo in dubbio l’efficacia del piano e noi non sappiamo più a chi credere.

Eleonora Scialla
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Dalla finestra di casa mia, a Napoli, si vede un’immensa distesa di case, di edifici costruiti alle falde del Vesuvio. Tutto abusivo? Non credo! Sicuramente ci sono case edificate su terreni veduti dai comuni, ci sono ristoranti che hanno una licenza concessa da qualcuno, ci sono scuole, ci sono giardini pubblici, di sicuro c’è un ospedale costruito ultimamente nella zona rossa. Chi ha permesso tutto questo? La grande tragedia del Vajont non ha insegnato nulla? La Natura da un momento all’altro ci presenterà il conto, un conto in termini di vite umane, di vittime spesso innocenti.

Pasquale Formicola

INFO CARDSISSUE CARDS

Una popolazione a rischio

Secondo il National Geographic la prossima eruzione potrebbe essere molto più forte di quella che seppellì la città di Pompei e non così lontana come si pensa, stando all'esame delle passate esplosioni.

Una fuga pericolosa

Le fughe individuali e familiari in auto, il conseguente intasamento delle strade, gli incidenti stradali, gli incendi, i morti per infarto, saranno le conseguenze più pericolose nei primi cinque minuti dell'eruzione.

Il mare potrebbe essere una via di fuga?

La fascia costiera potrebbe essere interessata da “onde di maremoto” innescate dai sismi provocati da eruzioni. Nel 79 d.C, durante l’eruzione che distrusse la città di Pompei si verifico infatti un maremoto che causò la morte dello storico Plinio il Vecchio.

Quanto costa evacuare un’area a rischio?

L’attuazione di una procedura di evacuazione nell’area vesuviana (eventualità verificabile qualora vengano rilevati seri indizi di una probabile eruzione del Vesuvio), richiederebbe una cifra che si aggira intorno ai 500 milioni di Euro.

Ognuno è responsabile delle proprie scelte!

Il rischio vulcanico non ha mai costituito un deterrente all’insediamento delle popolazioni. Anche adesso che la “scienza” ha dato all’uomo gli strumenti per la corretta percezione del rischio, l’ascesa verso la vetta non si è arrestata. Perché dovremmo spende soldi pubblici per le scelte avventate di altri?

Emergenza e coinvolgimento della popolazione

Il controllo dell’emergenza senza il coinvolgimento della popolazione ha dimostrato che è difettoso (vedi uragano Katrina, tsunami di Sumatra, colate di fango di Sarno del 1998, attuale situazione rifiuti in Campania). Per ottenere dei risultati positivi è necessario coinvolgere i cittadini, ma come?

Troppo rumore per nulla

“Sui giornali e in televisione ogni tanto scoppia il caso Vesuvio. Sembra sempre che il vulcano debba eruttare da un momento all’altro. In realtà nessuno sa niente e tutte quelle chiacchiere di scienziati e politici, ognuno con un’opinione diversa, non fanno altro che spaventare la gente. Secondo me tutto questo parlare di rischio Vesuvio è inutile. Il vulcano non scoppia, almeno per ora”. Pensi che questa sia un’opinione diffusa?

Evitare la catastrofe

Anche se gli scienziati possono prevedere con qualche giorno di anticipo un’eruzione, questo tempo potrebbe non essere sufficiente per evacuare le aree a rischio.

Il libero arbitrio

La minaccia del danno che si potrebbe verificare può costringerci ad intervenire anche senza il consenso delle popolazioni interessate?

Prevenire è meglio che evacuare?

Se si realizzasse una prevenzione totale (allontanando le persone dalle aree a rischio) le catastrofi naturali causerebbero danni trascurabili e non ci sarebbe alcun bisogno della protezione Civile. Perché lo Stato continua ad elargire finanziamenti a Enti, Dipartimenti, Agenzie e non investe invece in interventi di prevenzione?

Un problema per tutti, non solo per gli sfollati

In caso di eruzione gli evacuati saranno dispersi per tutta l’Italia. Nelle regioni ospitanti non ci saranno effetti sociali ed economici?

Rischio reale e rischio percepito

Tutti i territori soggetti a vulcanismo attivo dovrebbero essere fruiti sapendo che si potrebbe essere costretti ad abbandonarli. Al tempo stesso, è evidente che l’urbanizzazione attuale rende difficilmente realizzabile l’evacuazione di aree densamente urbanizzate come quella flegrea e vesuviana.

… e se fosse un falso allarme

Non è scontato che, a seguito della registrazione di una “anomala attività profonda”, avvenga un’eruzione. Vi sono casi in cui una serie di chiari “segni premonitori” possono concludersi con una serie di “falsi allarmi”, rendendo estremamente complicate le operazioni di messa in sicurezza prolungata e forzata della popolazione.

Ricostruire costa

Dal 1980 a oggi lo Stato ha stanziato per il terremoto dell’Irpinia 32 miliardi e 363 milioni di euro. Una cifra che consentirebbe di costruire 30 aeroporti di Malpensa. Quanti soldi pubblici occorrerebbero per la ricostruzione in seguito ad un’eventuale eruzione?

Prevenzione: teoria e pratica

Prevenire significa mettere in sicurezza il territorio, analizzare i rischi, costruire secondo regole precise. In Italia le regole ci sono, ma poi ci sono le deroghe, le modifiche in corso d’opera, le sopraelevazioni abusive che si condonano sempre, i permessi comprati, e tutta una trafila che alla fine rende estremamente insicuro il territorio. Pensi che questa sia un’opinione diffusa?

Non abbiamo il diritto

Non abbiamo il diritto di imporre a delle persone di abbandonare le proprie case, il proprio lavoro, le tradizioni legate ai luoghi in cui sono nate e cresciute.

Le città satelliti

Si potrebbero creare delle città satellite dove trasferire la popolazione esposta al rischio vulcanico. Ma questo comporterebbe una perdita dal punto di vista culturale e sociale?

Liberare le vie di fuga

Attualmente le vie di fuga individuate dal Piano di evacuazione della Protezione Civile non sono sufficienti per permettere l’esodo in massa della popolazione a rischio. Le amministrazioni comunali dovrebbero espropriare e abbattere tutti gli edifici, abusivi e non, che ostruiscono le strade individuate come vie di fuga.

Abbiamo problemi più importanti

La disoccupazione, il crimine in crescita e altri problemi sono più importanti del rischio vulcanico.

Pareri contrastanti

… prevedere l’eruzione quindici giorni prima. Secondo G. Luongo, ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano “non ci sono elementi scientificamente validi per prevedere un’eruzione con così largo anticipo, perché l’eruzione, sull’esperienza acquisita a livello mondiale, viene prevista poche ore, fino a un massimo di due o tre giorni, prima”.

Costruzioni sicure

Occorre ridurre la vulnerabilità degli edifici stabilendo una normativa edilizia e urbanistica specifica per le aree a rischio (misure di protezione da terremoti, da caduta di cenere, da flussi piroclastici, da blocchi balistici).

Evacuare: una decisione difficile

Può capitare che, dal momento in cui si decide l’evacuazione di una certa area a rischio all’inizio dell’eruzione, passino settimane. Per questo motivo, nelle aree a rischio si potranno avere difficoltà a prendere decisioni circa l’evacuazione dei residenti o la proibizione di accedere all’area a rischio.

Quali sono le conseguenze psicologiche di un’eruzione?

Secondo gli esperti, le conseguenze psicologiche di disastri naturali, come eruzioni vulcaniche e terremoti, possono persistere per anni tra i sopravvissuti. Il cosiddetto disturbo post-traumatico da stress si manifesta con difficoltà nella propria vita sociale e lavorativa. Dopo un’eventuale eruzione bisognerà curare anche le “ferite” psicologiche dei sopravvissuti.

Monitorare non basta!

Il monitoraggio non è sufficiente a garantire la sicurezza delle persone che liberamente, e anche abusivamente, hanno deciso di vivere o di continuare ad abitare in zone ad alto rischio vulcanico.

Con quale previsione possiamo prevedere un’eruzione?

Il piano di evacuazione della Protezione civile del 1995 e le sue considerazioni scientifiche sono stati oggetto di molte controversie, sia all’interno della comunità vulcanologica italiana sia tra le persone che abitano nei pressi del vulcano. Da un studio è inoltre emerso che la conoscenza delle autorità civili sulle risposte da dare durante un emergenza è incompleta.

L’abusivismo ambientale

L’uomo sta pericolosamente approfittando dei periodi di “riposo” dei vulcani attivi: se una prossima eruzione del Vesuvio provocherà vittime si parlerà di “vulcano assassino”, ma in realtà si tratterà di una riaffermazione del diritto di proprietà da parte del “vulcano padrone”.

Fare prevenzione costa!

Il consolidamento antisismico di un edificio richiede cifre certamente inferiori a quelle che sarà necessario spendere dopo il sisma ma, comunque, abbastanza ingenti. Inoltre, buona parte del patrimonio edilizio è di proprietà privata e di questa una buona parte è data in affitto e per questo motivo si determina spesso un disinteresse da parte dei privati al rispetto delle normative antisismiche.

Vesu-via: storia di un fallimento

Il risultato del progetto Vesu-via è stato disastroso: poche persone hanno usufruito del contributo e la maggior parte erano persone anziane. Il fallimento di “Vesu-via” è dovuto al fatto che, per persone nate e vissute in quei luoghi, è difficilissimo abbandonarli.

L’importanza di assicurarsi

Le catastrofi naturali costano lo 0,2 per cento del Pil l’anno e, negli ultimi 20 anni, lo Stato italiano ha speso due miliardi di euro l’anno per far fronte alle conseguenze dei disastri naturali. Questo enorme esborso pubblico potrebbe essere ridotto obbligando i privati a stipulare un’assicurazione sui disastri naturali. Questo tipo di assicurazioni esistono già in 20 Stati del mondo.

In Italia non esiste la cultura della sicurezza

In Italia manca la cultura della sicurezza, sia da parte dei cittadini che spesso costruiscono o ristrutturano senza curarsi delle norme, sia da parte delle istituzioni che spesso non controllano le costruzioni e le ristrutturazioni e non realizzano una campagna informativa per educare i cittadini in tal senso.

Vie di fuga pericolose

Le vie di fuga individuate sono spesso inadeguate: la Statale 268 è una delle strade a più alto rischio di mortalità.

Conseguenze dell’eruzione

Se il Vesuvio si svegliasse la popolazione a distanza superiore a 7 km (inclusa Napoli) non avrà conseguenze dalla eruzione e dalla massiccia “deportazione” dei
vesuviani?

… dubbi legittimi

Secondo il Piano di emergenza, 600.000 persone entro 7 km dal Vesuvio dovranno essere evacuate durante i frequenti terremoti. Ma i sistemi di trasporto e le vie di fuga resteranno funzionanti?

Pericolo sciacalli

In caso di evacuazione l’abbandonata area vesuviana sarà protetta dai saccheggiatori e dagli infiltrati? Cosa sarà protetto e per quanto tempo?

Effetti benefici del suolo vulcanico

Grazie alla ricchezza di minerali, all'ottimo drenaggio delle acque e al clima mediterraneo, l'agricoltura vesuviana è unica per varietà di produzioni e per originalità di sapori. Per queste sue caratteristiche quest’area ha attratto sempre popolazione.

Quali danni può provocare un’eruzione vulcanica?

Le eruzioni sono tra i fenomeni naturali più catastrofici del pianeta. Nel 1991 nelle Filippine si verificò l’eruzione del vulcano Pinatubo, una delle più violente del XX secolo. Scagliò nel cielo 10 miliardi di m3 di ceneri e gas fino ad un’altezza di 40 Km, distruggendo 42.000 edifici e seppellendo 80.000 ettari di territorio. Causò circa 700 morti, più di cento feriti e l’evacuazione di circa un milione di persone.

Il pericolo dei flussi piroclastici

I flussi piroclastici sono formati da pomici, scorie, bombe, ceneri e gas incandescenti. Possono avere velocità molto elevate, anche 200 km/h, e raggiungere distanze fino a decine di chilometri dal centro eruttivo. Per la loro velocità di propagazione e per l'elevata temperatura sono gli eventi più pericolosi associati con il vulcanismo esplosivo.

Sorvegliato speciale

Dal punto di vista scientifico, il Vesuvio è costantemente monitorato. L’Osservatorio vesuviano ha installato una minuziosa rete di strumenti per il controllo dei parametri geofisici e geochimici oltre a quelli relativi alla sismicità, alle deformazioni e alle stesse emissioni di gas dal sottosuolo.

Il rischio dell’intesa urbanizzazione

Nelle aree a rischio con urbanizzazione intensa, come l’area circumvesuviana, sarebbe necessario mettere in atto una progressiva riduzione della popolazione, in modo tale da minimizzare gli eventuali danni e rendere possibile la formulazione di piani efficaci per l’evacuazione.

Cos’è stato fatto per mitigare il rischio vulcanico nelle aree vesuviane?

La difesa delle aree vulcaniche attive è stata perseguita attraverso l’attivazione delle reti di monitoraggio e l’elaborazione dei piani di evacuazione. Solo sporadicamente è stata effettuata qualche simulazione di allarme che ha previsto il programmato allontanamento di una minima percentuale della popolazione.

Gli strumenti della prevenzione

La misura preventiva più semplice consiste nel creare un’area di salvaguardia, cioè nel fare in modo che in tutta la zona a rischio non vi siano abitazioni o altri insediamenti umani.

Eruzioni e perdite umane

A partire dal 1600 le eruzioni hanno causato approssimativamente 260.000 vittime, di cui circa l'80% in soli sei eventi, durante lo stesso periodo di tempo si stima che almeno cinque milioni di persone abbiano perso la vita a seguito di terremoti.

Le passate eruzioni del Vesuvio

Dal 1631 al 1944 in media il Vesuvio ha eruttato ogni sei anni senza che si registrasse una diminuzione della popolazione. Le eruzioni effusive, tipiche di quel periodo, non presentavano particolari rischi per la vita umana: lo scorrere lento delle colate laviche permetteva agli abitanti di allontanarsi e di tornare a vivere negli stessi luoghi una volta cessato il fenomeno eruttivo.

La politica assistenziale all’Estero

In molti Paesi l'inesistenza o quasi di una politica assistenziale determina un maggiore rispetto delle normative di prevenzione e obbliga il privato al consolidamento dell'abitazione (o alla non edificabilità di costruzioni particolarmente esposte alle violenze della natura). Per tutelarsi in caso di calamità i privati che vivono in questi Paesi sono costretti infatti a stipulare polizze assicurative con premi elevatissimi.

… gli esperti cosa dicono?

Secondo il prof. Giuseppe Mastrolorenzo, vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano sono mancate finora azioni volte a ridurre efficacemente la presenza degli abitanti nelle zone a rischio, e a realizzare interventi strutturali finalizzati a predisporre vie di fuga e a garantire la sicurezza degli edifici pubblici e privati.

L’importanza delle esercitazioni

L’esercitazione è fondamentale per garantire il periodico aggiornamento delle conoscenze sul territorio, per assicurare l’adeguatezza delle strutture e delle risorse impiegate (uomini e mezzi) e verificare il modello di intervento.

Densità abitativa

Nella zona rossa vivono stabilmente circa 600.000 mila persone, con densità abitative che sulla costa (zona di maggior pericolo in assoluto) raggiungono i livelli più elevati al mondo come New York o Shangai, questo fa del Vesuvio il vulcano a più alto rischio del mondo.

Gemellaggi in caso di eruzione

Gli abitanti della zona rossa dovranno essere allontanati prima dell'inizio dell'eruzione. Per consentire il mantenimento delle relazioni sociali e la continuità delle attività scolastiche, ciascuno dei 18 comuni della zona rossa è gemellato con una regione che, in caso di eruzione, ne accoglierà gli abitanti.

Che tipo di eruzione dobbiamo aspettarci?

Il Vesuvio attualmente sta attraversando un periodo di riposo (quiescenza) caratterizzato da assenza di attività eruttiva e da accumulo di magma in profondità. Tali periodi sono stati sempre interrotti da eruzioni esplosive. La prossima eruzione potrebbe essere simile a quella del 1631 che provocò circa 10000 vittime.

È possibile prevedere un’eruzione?

Siccome la posizione dei vulcani è nota, è possibile istituire delle reti di rilevamento con finalità di previsione delle eruzioni. Conoscere l’area potenzialmente interessata dall’eruzione, permette di programmare gli interventi in anticipo, ad esempio, con la definizione di piani di evacuazione delle popolazioni che vivono nelle aree interessate.

Che cos’è il rischio vulcanico?

Il rischio vulcanico è la probabilità che un vulcano entri in eruzione in rapporto alla quantità dei danni che questa può provocare. Per definire il rischio vulcanico bisogna tenere conto di numerosi fattori e in particolare della precedente attività del vulcano.

Quali sono i segnali che “annunciano” un’eruzione?

Terremoti causati dalla formazione di fratture, rigonfiamento o cambiamento di forma del vulcano provocato dall'intrusione del magma, variazioni del magnetismo dell’area, incremento e cambiamento di composizione delle fumarole, variazioni delle caratteristiche fisico chimiche delle acque di falda sono i principali fenomeni precursori di un’eruzione.

Pericolo valanghe

La pioggia, i ghiacciai sciolti dall'eruzione o il vapore emesso dal vulcano stesso, possono provare delle pericolose valanghe di fango (lahar) che travolgono tutto ciò che trovano lungo il cammino. Questi fenomeni sono attesi nella zona blu che include 14 Comuni della Provincia di Napoli, per un totale di 180 mila abitanti.

Cemento vista Vesuvio

Il silenzio del Vesuvio dal 1944 ha incrementato, a partire dagli an¬ni Cinquanta, la cementificazione in tutta l’area del vulcano. Palazzine e villette, alberghi e ristoranti, persino gli ospedali sorgo¬no sulle vie di lava scavate nei secoli dalle eruzioni.

Nessuna via di fuga

L’abnorme concentrazione edilizia, abusiva e non, spintasi fino a poche centinaia di metri dal cratere rende difficilmente percorribili le vie di fuga individuate dal Piano di evacuazione della Protezione Civile.

L’acqua non ti salva

Il flusso piroclastico cammina sull’acqua per cui se una persona si trova ad una distanza minima dalla costa al momento del collasso e della caduta del flusso rischia ugualmente la vita.

La sindrome di Cassandra

Il rifiuto della popolazione ad essere informata sui rischi ai quali è esposta rende vana l’applicazione di efficienti politiche di prevenzione. Questo atteggiamento è stato etichettato come "sindrome di Cassandra" in onore del famoso personaggio della mitologia greca che fu condannato al tragico destino di prevedere le sciagure senza essere mai creduta.

I danni della politica assistenziale in Italia

L'Italia è uno tra i pochi Paesi industrializzati che, nonostante tutta una serie di leggi lo escludano formalmente, concede contributi ai privati danneggiati da calamità naturali.

I livelli di allerta

Il Piano nazionale d'emergenza, sulla base dei fenomeni precursori attesi, individua 4 livelli di allerta (base, attenzione, preallarme, allarme), ai quali corrispondono fasi operative, che scandiscono i tempi degli interventi per mettere in sicurezza la popolazione e il territorio.

Informare non basta!

Per preparare la popolazione all’emergenza non basta l’attività di informazione. È necessario, coinvolgere le comunità locali in modo attivo: ad esempio attraverso la partecipazione alla realizzazione dei piani locali di emergenza.

Il progetto Vesu-via

In questi anni sono stati stanziati centinaia di migliaia di euro per incentivare l’evacuazione dalla zona rossa. Con il progetto “Vesu-via”, la Regione Campania finanziava l’acquisto di una casa fuori dalla zona rossa e prevedeva entro il 2013 una nuova sistemazione per 61mila persone: meno di 5mila hanno deciso di cambiare area e in 9 dei 18 Comuni la popolazione è aumentata.

Che tipo di eruzione ci sarà in futuro?

Gli studiosi ritengono che l'eruzione del 1944 abbia segnato la fine di un periodo di attività a "condotto aperto" e l'inizio di un periodo di quiescenza a "condotto ostruito". Alla luce del comportamento passato si ipotizza che la prossima eruzione sarà di tipo sub-pliniano, simile a quella del 1631 o del 472.

Esercitazioni salva vita

Sapere come comportarsi prima e durante l’emergenza è fondamentale. Una popolazione consapevole e preparata, anziché confusa, atterrita ed in preda al panico, contribuisce a ridurre il numero delle vittime e finisce per far diminuire anche i costi sociali dovuti alle calamità.

Il Parco nazionale del Vesuvio

Per il grande interesse geologico, biologico e storico dell’area vesuviana, nel 1995 è stato istituito il Parco Nazionale del Vesuvio, al fine di conservare le specie animali e vegetali, le singolarità geologiche, i valori scenici e panoramici, i processi naturali, gli equilibri idrogeologici e ecologici del territorio vesuviano.

Le zone di pericolosità: la zona rossa

La zona rossa è l'area immediatamente circostante il vulcano ed è quella a maggiore pericolosità in quanto potenzialmente soggetta all'invasione dei flussi piroclastici. Comprende 18 Comuni per un totale di circa 200 kmq di estensione e poco meno di 600 mila abitanti.

Un’occasione di riqualificazione urbanistica

Il rischio vulcanico può divenire il "motore" per una strategia complessiva di riqualificazione dell'Area Metropolitana di Napoli. Per incentivare le persone a spostarsi dalle aree a rischio bisogna investire nelle infrastrutture, nelle attrezzature, nella qualità architettonica e ambientale, nei servizi commerciali delle aree non considerate ad alto rischio.

Quali sono i vulcani pericolosi?

La pericolosità dei vulcani dipende dalle caratteristiche della loro attività. I vulcani che manifestano esclusivamente un’attività di tipo effusivo, come l’Etna, sono da considerare meno pericolosi. Al contrario i vulcani a carattere prevalentemente esplosivo , come il Vesuvio, possono provocare gravi catastrofi naturali.

Le vittime del 1944

Nel 1944, durante la II Guerra mondiale, l’ultima eruzione del Vesuvio, di tipo effusivo, sparò nel cielo una vorticosa nube di cenere, mentre i bombardieri americani facevano rotta verso il fronte. Fu un’eruzione minore, ma bastò a devastare diversi paesi, uccidendo 45 persone.

Le zone di pericolosità: la zona gialla

La zona gialla è l'area che potrebbe essere interessata dalla ricaduta di particelle piroclastiche (ceneri e lapilli) che possono, fra l'altro, apportare un sovraccarico eccessivo sui tetti degli edifici fino a determinarne il crollo. Comprende 96 Comuni delle Province di Napoli, Avellino, Benevento e Salerno per un totale di circa 1.100 kmq e 1.100.000 abitanti.

Le zone di pericolosità: la zona blu

La zona blu corrisponde alla "conca di Nola", una zona che rientra nella zona gialla, ma che per le sue caratteristiche idrogeologiche, potrebbe essere soggetta a inondazioni e alluvionamenti oltre che alla ricaduta di ceneri e lapilli. Include 14 Comuni della Provincia di Napoli, per un totale di 180 mila abitanti.

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